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giovedì 28 maggio 2026

Juve al Max: analisi tattica.

Avvalendoci di dati statistici e di una costante osservazione pluriennale del calcio di Allegri possiamo riconoscere un'impronta senz'altro unica del mister toscano. Inizialmente la sintetizzeremo in senso qualitativo, successivamente passeremo ad una analisi quantitativa, ottenuta secondo dati ricavati dai siti Whoscored e Wyscout, sforzandoci tuttavia di rimanere nel campo di una lettura agevole.

Allegri si manifesta attraverso un lavoro che è un mix tra strategie generiche e psicologia, le vogliamo numerare senza pretendere siano esaustive:
1) L'inserimento di giocatori fisici pronti a inserirsi ben si coniuga con un lento giropalla che sfocia sui quinti di centrocampo per creare condizioni di cross.
2) La scelta della formazione di partenza ben si sposa con la strategia delle sostituzioni, grazie a giocatori in grado di rompere gli equilibri tenuti come riserva.
3) La densità, il baricentro basso e la pressione passiva sul portatore occupano i posti normalmente riservati a intensità, linea alta, pressing attivo. Queste strategie riducono i cali di tensione contro le piccole sul lungo periodo. In questo modo anche la fase di transizione difensiva è praticamente risolta.
4) La concessione di frequenti giorni di riposo "dobbiamo recuperare energie" (come ama ripetere Allegri) al posto della ricerca di maggiori standard di forma fisica, è una filosofia che sembra possa predisporre ad infortuni muscolari ed ha dimostrato di avere risvolti negativi nelle fasi calde delle competizioni, allo stesso tempo però facilita la gestione dello spogliatoio e stabilizza le energie psichiche nel medio-lungo periodo. 
5) Le conferenze stampa sono impostate anche per gestire i malumori e manifestare il sostegno societario

In linea generale possiamo affermare che dalla squadra il tecnico livornese riesca ad "ottenere il massimo che si possa realizzare col minimo sforzo" in una Serie A che lo permette, ma allo stesso tempo questo "minimo sforzo" sembra non bastare contro grandi squadre che praticano un gioco europeo, dominante, ovvero organizzato in modo capillare. Spalletti è maestro proprio delle fondamenta del mestiere dell'allenatore, ovvero nel "dare un gioco", nell'orchestrare in ogni zona del campo sincronismi che possano venire in aiuto anche di quei campioni cui si concede molta libertà. Eloquente è quanto sia aumentata la distanza tra Napoli e la Torino bianconera e come il Napoli dia l'impressione di poter aprire un ciclo europeo, al netto delle cessioni e di futuri mal di pancia di chi vorrà spiccare il volo su altri palcoscenici. E' abbastanza chiaro che i potenziali campioni, quelli che valgono un sacco di soldi, di norma offensivi ma non solo (vedasi De Ligt), subiscano una svalutazione in un contesto macchinoso, al contrario di quelli fisici alla Rabiot: ciò si evince dai dati Transfermarkt sul valore della rosa, in sensibile calo. Tuttavia il mercato non è prevedibile e non è nostra intenzione esprimerci sugli effetti economici provenienti dalla componente tecnica, anche perché, poco prima degli anni '90 quando ancora imperava il catenaccio, è lecito pensare che un Allegri avrebbe fatto le fortune di ogni società, per tutto il contorno non prettamente tattico in cui si distingue. 
Affermare che Allegri "sa quello che fa" non è perciò eresia, il problema potrebbe essere il "cosa fa" soprattutto in un contesto europeo, mondiale, iperprofessionistico ed accelerato.

Passiamo alle due fasi di gioco tralasciando tecnicismi quali la geometria della costruzione dal basso che riserveremo ad un pezzo successivo:

1) In fase di possesso la Juventus, utilizza un catenaccio destinato a transitare sulle fasce, dove Kostic e Cuadrado, molto abili nell'avanzare palla al piede quel tanto che basta per crossare, possono generare deviazioni vincenti o rimpalli per tiri da dentro o fuori l'area (ad es. Danilo). 
Questo approccio non si tratta di una novità ma della storica filosofia britannica (risalente agli anni 1950/'60) ed è reso possibile ed efficace grazie alla fisicità scelta dal tecnico, presente in tutti i reparti. In questo modo è residuale la delicata fase di transizione difensiva.
Attenzione non tutto si riassume in questo: nei primi minuti di gioco per scopi solo apparentemente preventivi ma soprattutto nelle fasi finali per scopi offensivi, la Juventus grazie ad una "virilità" statisticamente, significativamente vincente nei contrasti ("Il calcio è il contrasto", cit. Allegri) e nei duelli aerei, toglie luce agli avversari, intercetta linee di passaggio passando alla transizione offensiva in contropiede e dà la sensazione all'avversario di perdere rovinosamente terreno mettendogli pressione. Sembra quasi che i giocatori bianconeri in queste fasi, aumentino di dimensioni come in un videogioco! In questa dinamica, secondo la nostra analisi, si costruiscono molte delle certezze juventine in campo.
Questa impostazione all'italiana della squadra bianconera (si noti la combinazione di diverse tradizioni) può letteralmente bullizzare chi per decine e decine di minuti l'ha assediata improduttivamente. Se la Juve riesce a mantenere questi equilibri poi passa all'assalto finale per romperli, con l'ingresso dei vari Chiesa, Milik, Iling, Soulé motivo per cui Max ricerca sempre sul mercato più opzioni costose e di pregio. Le moltissime frecce di talento individuale nella faretra del tecnico livornese sono il completamento di questa strategia, compensando, probabilmente solo in parte, la carenza di linee di passaggio. Questo limite non crediamo sia dovuto alla qualità dei singoli ma alla scarsità dei movimenti complessivi senza palla (intensità), non trasmessi dal tecnico. 
Non passa inosservato che formazioni più attrezzate che praticano un calcio europeo, ciniche sotto porta, siano riuscite a chiudere il conto prima che la formazione di Allegri riuscisse a stabilizzare la partita: l'hanno scardinata facendo saltare in aria una fase difensiva imperniata sulla densità. Questa Juve ha moltissima qualità, è sicuramente tra le prime 8 d'Europa ma non ha né Scirea, né Platini nella costruzione bassa e alta della manovra (sempre che nel calcio moderno basti lasciare tutto al singolo, le Champions degli ultimi 30 anni dicono di no).

2) In fase di non possesso la Juve, punta sul binomio basso baricentro/densità, una impostazione poco europea che penalizza la risalita del campo ed il dominio moderno del gioco.
Ciononostante questo dettame permette di adattare in zone meno calde (es. le fasce) ed arretrate giocatori offensivi riportando alla mente la Fiorentina del Trap. Questi calciatori, sebbene sacrificati e distanti da dove possano esprimersi al meglio, sanno far male ed essere cinici su situazioni di palla inattiva e sui rimpalli nell'area avversaria o su azione insistita personale. 
Grazie alla densità ed alla pressione passiva al posto del pressing attivo, in fase difensiva questi talenti istintivi, senza spiccato senso della posizione (Chiesa), avranno compagni molto più vicini, pronti a dar loro manforte, a fare diagonali, riuscendo così, con un po' di applicazione, a coprire la relativa parte di campo senza particolari criticità. Raramente andranno in tilt perché non ci saranno spazi in cui un offendente potrà affrontarli 1 vs 1 in corsa. La presenza di attaccanti al posto di centrocampisti di ruolo in queste zone del campo tuttavia, è un ulteriore fattore che rende la manovra lenta, prevedibile, compassata, la ricerca di qualcosa di più elaborato viene quindi tendenzialmente abbandonata.
La densità è un principio difensivo risalente alle difese anni '30 quando alcune formazioni optarono per il terzo centrale in area (prodromo del libero e del mediano metodista peraltro) per risolvere il problema degli 1 vs 1. Il livornese scegliendo di non giocare con la linea alta, una costante delle big europee, rispolvera questa tradizione in un contesto, si sottolinea, di scomparsa pluridecennale delle marcature a uomo.
 
Concludiamo quindi con una rassegna di statistiche (Whoscored e Wyscout) a supporto delle nostre osservazioni:
Serie A:
Risultati Juve in casa: 10 vittorie, 3 pareggi, 1 sconfitta.
33 gol fatti, 12 gol subiti.
Risultati Juve fuori casa: 7 vittorie, 2 pareggi, 4 sconfitte.
12 gol fatti 10 gol subiti.

La differenza reti juventina è buona, nello specifico la Juve non esagera come reti (subite/realizzate), sia che giochi in casa, che fuori, per questo spesso ci troviamo di fronte il "corto muso".
Per quanto riguarda i gol, in termini comparati, sulle palle inattive soprattutto in casa (39% Juve, 18% ad esempio il Napoli) si impernia il ritrovato buon cammino in termini dei bianconeri, mentre ridotto (42% Juve, 73% il Napoli) è il contributo su azione manovrata. Evidentemente nei minuti finali, in situazioni di pathos, col trasporto del proprio pubblico, la Juventus sa essere letale.
Nei tiri effettuati, come nei contropiede, la formazione di Allegri non ha numeri quantitativamente elevati, tuttavia, grazie alla capacità tecnica dei suoi giocatori, risulta statisticamente efficace mentre è vulnerabile nel difendersi dalle conclusioni dalla distanza. I bianconeri sono particolarmente pericolosi sui calci piazzati, soprattutto corner (40.8% di score rispetto, al 25% di chi la affronta a parità di situazione).
Dal punto di vista difensivo la Juve, sulle palle inattive totali si sa difendere molto bene (18% gol subiti) mentre concede qualcosa sulle azioni manovrate (68% gol subiti). Sulle fasce laterali agisce con ottime percentuali di capitalizzazione sul numero di azioni tentate.

La Juve in casa, come tipologia di gol subiti, è più colpita su azione manovrata prova che in questo contesto tende a coprirsi per poi colpire, mentre fuori dalle "mura domestiche" subisce più in contropiede perché chi le fa visita sceglie di sorprenderla affrontandola a viso aperto (spesso perdendo il confronto). Fuori casa la Juventus esce dal guscio difensivo sentendosi in una situazione meno familiare.
Fuori casa la Juve segna poco, spesso quel tanto che basta, principalmente su azione manovrata (60%), non potendosi avvalere del proprio tifo infatti si depotenzia sulle palle inattive (20%) e ricerca inconsciamente soluzioni diverse.

Juve nei 90 minuti:
I bianconeri nei 90 minuti non sono costanti: sul finire di partita, particolarmente a Torino, diventano più efficaci minacciando l'area avversaria.
La Juve eccelle nei duelli uno contro uno (che ricerca), sia dal punto di vista del dribbling (65 a partita, con oltre 40% di successo) che nel binomio contrasti/duelli aerei. Di contro la Juventus non è percentualmente efficiente nel creare occasioni da squadra vincenti, ovvero attraverso triangoli, azioni rapide, filtranti, molto è quindi lasciato al rimpallo, ai rimbalzi fortuiti ecc.
Le incursioni ubriacanti di Di Maria e Cuadrado (o Iling) spaccano letteralmente gli spazi ed insieme ai cross millimetrici di Kostic favoriscono le deviazioni in rete (Vlahovic, Rabiot, Bremer ecc) e i tiri da fuori (Danilo). Quando tutto ciò non basta può essere il turno di magie dei singoli (Di Maria, Chiesa, Fagioli). A centrocampo, i passaggi in avanti e quelli progressivi sono più rari rispetto alla media, a testimonianza ulteriore di una impostazione sparagnina.
La squadra di Allegri non eccelle né nel possesso, né nelle palle recuperate due elementi per giunta concentrati nella propria metà campo. Sono scarsi i duelli a centrocampo e la bassa intensità è confermata dall'indice PPDA ovvero da quanto i bianconeri riaggrediscano nella metà campo avversaria.
Il difensivismo tradizionale proiettato al recupero della palla che accumuna allenatori molto diversi quali Conte, Klopp, Lippi, Mou prima maniera e Simeone, non ha niente a che vedere con quello allegriano che predilige una globale staticità (o "equilibrio" per utilizzare un sinonimo ma con differente accezione). Una verticalità guerriera, proattiva senza scomodare per forza i livelli di Lippi e Klopp, non può essere pretesa dal livornese che ne restituisce una vintage e british: risultano spesso stucchevoli quindi, le diatribe sul suo conto.
Allegri in conclusione, meritoriamente ha generato una squadra atipica, attraverso un inaspettato mix tra diversi ingredienti del passato, resta la sensazione secondo la nostra analisi (o forse la certezza), di una squadra che potrebbe competere a livello mondiale se guidata su altri princìpi. 







mercoledì 6 maggio 2026

Una storia inventata. Anteprima del mio libro.




Nel 2021 accolsi nella mia vita XXXXXXX, una donna sposata che non mi piaceva fisicamente.

Dopo un po' le ho voluto molto bene e decisi di allontanarmi da lei.

Due anni dopo si era separata e ottenne di mettersi con me. 

Era però già cambiata, qualcuno era già nell' ombra... Nonostante le avessi mostrato il mio lato più espansivo, mi poneva di fronte ad ambiguità ed enigmi sin dai primi tempi (tutti inerenti i social e più in generale la gestione poco chiara dei suoi contatti)... Non poteva funzionare così.

La stima che riponevo in lei, memore della lei del passato, non mi faceva emergere traccia di gelosia ma i dubbi su cosa le fosse successo, per cambiare così, furono inevitabili e quindi letali.

Sarebbe servita tanta onestà e trasparenza, condivisione, reciprocità per decollare... Invece...

Ricordo una sera di ottobre senza rete, prima di un vitale concorso(...) ... Nascondere anche e perfino di sapere di essere stata senza rete, nel dubbio che me ne fossi accorto.

La allontanai due mesi. La cosa giusta sarebbe stata quella.

Due mesi in cui fui sicuramente tradito, visto che poi tornò a gennaio. 

Mi accorgevo costantemente, dopo quel periodo, che c'era qualcuno e sbagliai solo nell'individuazione.

Questo si ripercosse sulla mia immagine e lei dilagò! Mentre chattava per terra, per aria, per mare e, ovviamente, di persona: in primavera, a fine giugno, a fine agosto e a settembre fui tradito ripetutamente finché non la vidi con il suo uomo, un martedì di questo gennaio, in una Stradella... 

Quello che era nell'ombra. Da mesi, anni.

Il motivo per cui non poteva funzionare. 

La vidi lì... il giorno dopo che si era recata a Lido PER ME con quello che se l'era fatta anche 30 anni prima a giurisprudenza (senza impegno per lui)... Se ne faceva due... dall'alto del suo metro e quaranta.

30 anni dopo era lei ad avere due uomini...

Il sabato la vidi tornare nella Stradella e ci incrociammo, mi vide. Ho pensato molto...Fino a San Valentino (...).

Poi basta.

Poi sono rinato.

Da lì ho avuto TE per un po'.

Mi stavo innamorando di quella ragazzina del '96 in pineta, adesso madre di tre figli (2 femmine e un maschio). Anche in questo caso 30 anni dopo...

L'unica, secondo me, che poteva togliermi da un inferno... Nel '96  c'eri riuscita e nel '26 avevi fatto sentire a Marco Giannini che poteva uscire anche dalla Caverna di XXXXXXX, dopo quella di Cristina.

Però...

Per me conta anche il passato; quando l' ultima volta tra le offese hai detto "cosa importa del passato" avevi fatto la cosa giusta ad uscire dalla mia vita...perché devi trovare uno a cui "non pesi eccessivamente", mentre con me dovresti continuare a nasconderlo. 

Un mio TI AMO sarebbe contraffatto perché frutto di un AMORE, il mio, che necessita di crescere anche sul passato della mia partner. 

Io mi innamoro del passato di una donna ed attraverso di esso. Amerei una che non esiste.

Ed è falso che io non sia mai durato a lungo con le donne... Anzi.

La maggior parte sarebbero tornate. Soprattutto quelle con cui ero stato anni. 

Ma era solo manipolazione.

Lessi molta manipolazione, cattiveria e egoismo...

Non mi basta un bel sedere io voglio una donna che non fugga se sente puzza di bruciato.

Io non torno inoltre con chi ha fatto i suoi affari DOPO di me. 

Questo vale anche per XXXXXXX e lo sa benissimo... Se a voi andrebbe bene lo stesso a parti  invertite (non è innaturale nel vostro campo) non mi riguarda.

Infine...

Le donne di valore riconoscono la differenza di... VALORE!

Se tu avessi compreso il mio, certe differenze con altri le avresti viste. E forse non serviva molto a scorgerlo.

Il valore sta nella RARITÀ. 












mercoledì 23 agosto 2023

L'Orso Osserva: Karlsson al Bologna.

Tra un anno sarà in un grande club.

Nome: Jesper Karlsson.
Ruolo: ala sinistra di piede destro, 179 cm.
Nazionalità: svedese.
Età 25 anni.
Attuale squadra: Bologna.

Punti di forza: tocco di palla, intelligenza tattica, imprevedibilità.
Punti di debolezza: ambizione (deve esserlo di più).



Gran colpo del Bologna con Karlsson. Considerato nell'ambiente un po' genio e sregolatezza, sta a Zeballos a sinistra come Bakayoko sta a Doku a destra (purtroppo quest'ultimo è finito al City per 60 milioni) e se ingrana non lo ferma più nessuno.

Ps. Avessero seguito i nostri consigli, Doku sarebbe finito in Italia due/tre anni fa a 15 milioni.
Complimenti quindi ai rossoblu.


venerdì 28 luglio 2023

L'Orso Osserva: Facundo Gonzalez alla Juve.

Facundo Gonzalez ha passaporto italiano.

Premettiamo che questo articolo non è una scheda del calciatore ma un commento di mercato sempre nel solco della rubrica "l'Orso Osserva". Infatti il ragazzo non è stato osservato direttamente dal sottoscritto quindi mi baso esclusivamente sul mio sesto senso, che, come sapete, ha sempre l'ultima parola (gli osservatori canonici utilizzano una metodologia più analitica). Il patto con i lettori è la massima correttezza. 
Veniamo a noi quindi! E' finalmente è giunto il momento che tutti aspettavamo: Giuntoli oggi ha piazzato un colpo nel suo stile, un giovane di 20 anni, un nome sconosciuto al grande pubblico.
Le mani della Juve su un campione del mondo Under 20 uruguaiano.


Ruolo: Difensore centrale di piede mancino, 193 cm.
Attuale squadra: Valencia.

Punti di forza: senso della posizione, gioco aereo, anticipo.
Punti di debolezza: agilità da migliorare, poca esplosività, forza fisica da potenziare.

(Fonte dell'immagine Transfermarkt).
Benone!
Lo avrei acquistato? Con ben due tifoserie entusiaste (perché i primi a cercarlo sono stati i rossoneri del Milan) e un mondiale vinto serve temerarietà a posizionarsi in questo modo ma...in estrema sincerità no!
Anche alla luce del fatto che Beraldo del San Paolo occupa la stessa posizione.

In serie A, soprattutto nel calcio di Allegri (ma anche a prescindere da esso), potrebbe soffrire sui rimbalzi e il piede che viene descritto da più fonti come "statisticamente eccellente", risentirà a mio modo di vedere, della differente realtà italiana. 
Comunque coraggioso ed abile nell'anticipo chiude con ambo i piedi, non teme interventi in scivolata (di cui si nota una certa padronanza naturale) e può crescere in tutti gli aspetti.
Non è però un nuovo Godin, somiglia più a Laurent Blanc con le debite proporzioni e senza la sua propensione offensiva (da valutare anche il talento nel passaggio a livelli di élite)... con la speranza che non finisca nella Under 23 bianconera.
Giudizio definitivo: ha senso a 5,6 milioni (non si conoscono ancora le cifre) a patto che giochi in prima squadra una decina di partite e che venga inserito gradualmente. Se venisse bocciato alla prima occasione dal mister bianconero c'è il rischio bruciatura (anche se gli uruguagi non temono niente).
Giudizio finale?
Rimandato.









martedì 25 luglio 2023

L'Orso Osserva e...ci vede bene!

Primi successi.

Salve a tutti.
Per ragioni private un mesetto fa inaugurai la rubrica "L'Orso Osserva" scrivendo articoli di scouting e di tattica.
Ho quindi iniziato a far uscire molti dei nomi (ma badate bene non tutti!) che negli ultimi 18 mesi avevo osservato ed apprezzato! 

In brevissimo tempo abbiamo segnato insieme dei "gol": tra i miei "spunti" ovvero ragazzi sconosciuti o semisconosciuti alcuni sono già diventati uomini mercato:

1) El Bilal dall'Almeria è passato all'Atalanta per 30 milioni più bonus.
[A tal proposito: attaccante completo che ricorda George Weah. Punti di forza equilibrio, tecnica, eleganza, governo dello spazio, carisma, buon senso del gol e dell'assist.
Punti di debolezza: può essere ancora più letale sotto porta ma in realtà si fatica a trovarne perché come fu Weah fa da prima e da seconda punta. Probabilmente dovrà adattarsi al calcio italiano ma prevedo addirittura l'esaltazione delle sue caratteristiche dentro la realtà dello "Stivale"]. Molto più forte di Hojlund. Non nego lo avrei voluto vedere alla Juve (di cui però sono tifoso in stand by) con Zirkzee al suo fianco invece avrò Lukaku con Milik... 

2) André: per assicurarsi André squadre come il Barcellona e il Fulham hanno offerto oltre 20 milioni (invano perché ormai non bastano).

3) Beraldo del San Paolo è sul taccuino di Borussia Dortmund, Fulham, Bologna, Fiorentina, Sassuolo e...Atalanta (sempre lei!).

4) Cerny è passato al Wolfsburg pochi giorni prima che facessi uscire il pezzo per solo 8 milioni!
Il tutto mentre in Italia le grandi commettono gli errori più disparati che vanno dalla ricerca di profili che il meglio lo hanno già dato (Lukaku resta comunque un bel giocatore) e che costano molti soldi (anche di ingaggio), a chi come il Milan crede di intercettare i migliori giovani fregandosene dell'occhio umano utilizzando addirittura programmi digitali (lo hanno fatto Midtjylland e Brentford non certo Real e Bayern) fino a un Inter che cede Dzeko senza capirne l'importanza e senza averlo sostituito adeguatamente.

Continueremo ancora fino a fine estate con la rubrica perché i migliori nomi non li ho ancora "messi sul tavolo" e ci sarà da divertirsi perché...UNO PER REPARTO (probabilmente i più forti) LI TERRO' PER ME!
(Del resto l'orso resta sempre un orso!).

Continuate a seguire la mia rubrica per scoprire altri talenti calcistici che stanno emergendo e per rimanere aggiornati sulle ultime novità nel mondo del calcio. Il futuro è pieno di promesse, e sono qui per raccontarvele.

Juve al Max: analisi tattica.

Avvalendoci di dati statistici e di una costante osservazione pluriennale del calcio di Allegri possiamo riconoscere un'impronta senz...